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Interprete e traduttrice professionista, specializzata in saggistica storico-antropologica e spirituale da una prospettiva femminista (ma non solo); si è formata ed ha collaborato con alcune tra le più importanti personalità della realtà pagana contemporanea (Phyllis Curott, Miranda Gray, Janet Farrar, Gavin Bone, Vicky Noble, Marguerite Rigoglioso, Starhawk…); ma nel contesto pagano nazionale è conosciuta soprattutto per essere insegnante e sacerdotessa del Tempio di Ara (la tradizione fondata da Phyllis Curott) nonché fondatrice de La Ruota d'Oro, un cerchio aperto che celebra la ruota dell’anno a Roma. #WitchVox ha scelto come Strega del mese di dare voce a Valeria Trisoglio.

*Ciao Valeria! Grazie per aver accettato il nostro invito! Siamo felici ed emozionati di averti con noi!

Grazie! Sono emozionata anche io di essere qui con voi, e con te Emiliano. Grazie per aver scelto me per dar voce al Tempio di Ara, comunità di cui tu stesso fai parte e all’interno della quale sei molto stimato. Sono felice inoltre di vedere come nel creare questa pagina, tu sia stato in grado di coinvolgere diversi membri della nostra comunità rispecchiando quelle caratteristiche di coesione, sostegno e collaborazione a cui noi di Ara teniamo tantissimo.

*Abbiamo un piccolo rituale noi di #WitchVox. Ogni intervista si apre con una piccola bibliomanzia: aprirò un libro in una pagina a caso e ti dirò una frase. Dimmi cosa t’ispira. Il libro scelto è Il Sentiero della Dea (tradotto da te, oltretutto!):

“Bellona si voltò verso Jeanette, seduta dopo di lei procedendo verso sinistra. Le prese la mano destra e, gli occhi negli occhi, ripeté: <Mano nella mano, io creo questo cerchio>.

Una frase importante per noi del Tempio di Ara, perché è in questo modo che le persone tracciano il Cerchio durante i nostri rituali: prendendosi fisicamente per mano. Questo semplice gesto, oltre a sottolineare nuovamente quel concetto di comunità di cui parlavo prima, permette a tutti di essere attivi nella creazione dello spazio sacro. Creare un Cerchio per noi significa intessere le nostre energie con quelle degli spiriti del luogo in cui ci troviamo e con quelle degli spiriti che invitiamo a partecipare al rituale insieme a noi; quindi questo “mano nella mano” non rappresenta solo il gesto fisico compiuto dai partecipanti al rituale, ma è anche un tendere la mano e fare posto all’interno del cerchio agli spiriti, per coocreare insieme a loro la realtà. L’altro elemento importante menzionato in questo passo, è il contatto visivo, il guardarsi negli occhi: segno di apertura gli uni verso gli altri, simbolo di quell’ideale di “perfetta fiducia” che manifesta veramente l’intento di essere presenti nel cerchio insieme, di vedersi davvero e di riconoscersi vicendevolmente.

*Sei la prima esponente ufficiale di una Tradizione wiccan che intervistiamo. Ci vuoi raccontare come è arrivato il Tempio di Ara in Italia?

Il Tempio di Ara è arrivato in Italia proprio con la sua fondatrice, Phyllis Curott. Intorno al 1999, Phyllis venne in Italia per presentare “Il Sentiero della Dea”. In quell’occasione tenne anche dei seminari che in parte accompagnavano il lancio del libro, e in parte servivano proprio per portare la Tradizione di Ara nel nostro paese, poiché non si trattava di seminari tematici, ma di quelli del percorso iniziatico. Il fatto che Phyllis abbia voluto portare personalmente la sua tradizione in Italia non è casuale. L’Italia infatti ha un ruolo fondamentale nella sua vita, cosa di cui lei stessa parla nei suoi libri, perché è stato proprio durante un viaggio nel nostro paese che ha ricevuto la chiamata e il messaggio di dover fondare il Tempio di Ara. Così facendo Phyllis è stata anche la prima a portare in Italia una “formazione ufficiale”, legata ad una specifica tradizione wiccan. In quegli anni infatti se si voleva seguire un percorso iniziatico si era costretti a viaggiare e a spostarsi, mentre in Italia, eccezion fatta per Il Circolo dei Trivi, a cui va riconosciuto l’onore di essere stata la prima comunità pubblica wiccan nata nel nostro paese, non c’era modo di venir iniziati in una tradizione specifica. La presenza di Phyllis nel nostro paese, e la sua notorietà dovuta al lancio del suo libro (pubblicato da un importante editore), fece sì che la Tradizione di Ara trovasse da subito un terreno fertile in cui piantare il suo seme, fino a diventare il rigoglioso giardino che è oggi.

*E tu invece? Come sei arrivata al Tempio di Ara e come ti sei ritrovata ad essere una delle fondatrici della sua sede italiana?

Quando ho iniziato ad avvicinarmi alla wicca non c’erano molte opportunità per interfacciarsi con altri praticanti. Si poteva prender parte al Pagan Pride, partecipare al Convegno annuale che si teneva a Biella, o iscriversi ad un forum online! Questi costituivano sicuramente il mezzo più facile (sebbene l’internet di allora non fosse lo stesso di oggi) per creare una rete di scambio e di persone con cui confrontarsi. Ricordo che un giorno, in uno dei forum che frequentavo, venne aperto un thread in cui si chiedeva la propria opinione sulla Legge del Tre, al quale io risposi dicendo che non la condividevo e spiegandone i motivi. Uno dei membri del forum, leggendo la mia risposta, mi scrisse se fossi una seguace di Phyllis Curott, poiché, sebbene all’epoca non potessi saperlo, la visione etica della Tradizione di Ara si sposava perfettamente con la mia. Io non avevo idea di chi fosse Phyllis, ma fu da quello scambio che iniziò la ricerca che mi portò a trovare una copia fuori catalogo ed usata (ma perfettamente conservata) della primissima edizione de “Il Sentiero della Dea” che ho letto in pochissimo tempo con grande entusiasmo. Sempre in uno dei forum che frequentavo, proprio parlando del libro di Phyllis, ho conosciuto Amalia (Amalia Dell’Aquila, altra sacerdotessa e membro direttivo del Tempo di Ara in Italia, n.d.a.) e fu proprio lei ad informarmi che Phyllis stava tornando in Italia per tenere un suo seminario. Subito mi sono attivata ed ho contattato l’organizzatrice iscrivendomi al seminario base che Phyllis avrebbe tenuto di lì a poco. La Dea però aveva dei piani ben precisi per me, così mentre parlavo con l’organizzatrice, lei mi disse che stavano cercando un’interprete per un altro seminario che Phyllis avrebbe dovuto tenere. Io, che generalmente sono abbastanza riservata e un po’ insicura (soprattutto allora!), ho fatto una cosa che proprio non era da me: mi sono istintivamente offerta come interprete. Da lì, non so come, si sono attivate tutta una serie di sincronicità che hanno fatto sì che quelle che sembravano distanze chilometriche non esistessero più, portandomi non solo a viaggiare in Italia con Phyllis per partecipare al suo seminario e darle voce nella nostra lingua, ma anche a viaggiare tra i mondi ormai immersa nel realtà della Tradizione di Ara.

*Cosa significa per te oggi ricoprire questo ruolo?

Parlare di ruolo mi mette sempre un po’ in difficoltà. L’essere o il diventare sacerdotessa non è mai stato il mio obiettivo o il motivo per cui ho iniziato a seguire il sentiero della Dea. È stato in realtà un processo che è venuto da solo, in maniera estremamente naturale e altrettanto magica. Non ho mai visto il mio essere sacerdotessa come un ruolo gerarchico o come una posizione, ma come una chiamata. Penso faccia parte del mio destino, perché l’Universo ha permesso ad ogni cosa di allinearsi nel momento e nel modo giusto per portarmi qui. Oggi. La cosa ancora più importante è che non sono sola. Portare avanti la missione del Tempio di Ara è una passione e una responsabilità che sono estremamente felice e grata di poter condividere con Giulia, Amalia e Dario (si riferisce a Giulia Turolla, Amalia Dell’Aquila e Dario Pastore, sacerdotesse e sacerdote del Tempo di Ara in Italia insieme a Valeria, n.d.a.), ognuno di loro, ognuno di noi, è un filo fondamentale di questa tela intrecciata magicamente dalla Dea.

*Rispetto a quando hai iniziato tu, è cambiato il modo e le possibilità che una persona italiana ha per conoscere, incontrare e formarsi all’interno di una Tradizione? In che modo?

È cambiato tutto rispetto a quando ho iniziato io, a partire dalla facilità nel poter reperire informazioni. Oggi abbiamo internet sullo smartphone, prima non era così facile navigare sul web; a livello editoriale i libri tradotti in italiano erano pochissimi e per ordinare quelli in lingua originale bisognava aspettare mesi e sperare che non rimanessero bloccati alla dogana. Non c’erano i grossi festival e gli importanti eventi che ci sono oggi, e come già detto prima, eccezion fatta per il Circolo dei Trivi, gli eventi del Pagan Pride e per i seminari tenuti da Phyllis quando veniva in Italia, non esistevano gruppi di studio, programmi di formazione e tutta la ricchezza di proposte che sono venute poi. Oggi, per fortuna, per chi ha voglia di avvicinarsi a un percorsa pagano in Italia, è tutto più facile.

*Uno degli aspetti caratterizzanti della Tradizione d Ara è il suo approccio sciamanico. Come è nata questa fusione tra wicca e sciamanesimo e perché, talvolta, quest’aspetto genera una serie di interrogativi sul fatto se sia più o meno esatto considerare la Tradizione di Ara una tradizione della wicca?

La contaminazione tra wicca e sciamanismo che caratterizza la tradizione di Ara è dovuta a Phyllis e alla sua formazione. Nei primi anni ’80 infatti, Phyllis frequentava sia una congrega di Streghe che quello che era conosciuto come Il Cerchio di Brooklyn, un cerchio di tambureggiamento creato da alcuni allievi di Michael Harner, il cui obiettivo era quello di mettere in pratica i suoi insegnamenti. Frequentando entrambe le realtà, Phyllis si rese conto di quanto queste due pratiche avessero in comune e di come potessero arricchirsi e completarsi a vicenda. Questo ovviamente ha dato vita ad una Tradizione, quella di Ara appunto, che si è molto allontanata dalla definizione tradizionale di wicca, e in molti oggi si chiedono se sia ancora corretto definirla una tradizione wiccan. Il dubbio, a mio avviso, è lecito. Lo stesso Consiglio Direttivo del Tempio di Ara, tanto in America quanto qui in Italia, molte volte ha dibattuto sul fatto se continuare a definirci una tradizione della wicca oppure no. I motivi per cui continuiamo ancora a definirci wiccan sono principalmente due: da un lato per una forma di onestà intellettuale, perché per quanto possano essersi sviluppate delle pratiche e degli approcci a sé stanti, i riferimenti e le pratiche tipiche della wicca tradizionale sono palesi ed è giusto onorarli e riconoscerli come tali; dall’altro perché, sin dai tempi di Gardner e della Valiente, la wicca è stata sempre vista e vissuta come un qualcosa di dinamico, in continuo divenire, che si evolve, e non come qualcosa di statico e immutabile.

*Cosa significa per te essere Strega, o meglio essere una Strega di Ara?

Nella mia mente, forse a torto, faccio fatica a definirmi Strega, perché la vedo come una meta, un ideale verso cui tendere. Strega è la Saggia, e non so se io sia già a quel punto. Per rubare una definizione al Core Shaminsim, in cui coloro che praticano lo sciamanesimo transculturale non si foggiano del titolo di sciamani ma di “praticanti di sciamanesimo”, mi piace di più definirmi una “praticante di stregoneria”. Anche se sposo assolutamente tutto il discorso “politico” di rivalutazione di questa parola e la sua riappropriazione da parte delle donne (e degli uomini) di oggi come forma di rivendicazione culturale della propria identità e del proprio diritto di autodefinizione, come una presa di posizione contro le discriminazioni del passato (e del presente, purtroppo). Non ho problemi a definirmi, più specificatamente, una strega di Ara, il che per me significa essere una persona che percorre veramente questo cammino, in maniera concreta e non solo teorica. Essere una strega è qualcosa di molto diverso dall’essere semplicemente una teologa, o una persona spirituale, significa essere attivamente impegnata nella pratica della stregoneria. Significa incarnare quei principi che caratterizzano la nostra tradizione mettendoli in pratica, vivendoli, perché solo in questo modo si potrà capire pienamente uno di quei motti caratteristici della nostra tradizione che recita: “la nostra vita, è la nostra magia”.

*Quali sono i prossimi progetti e appuntamenti del TdA?  

A ottobre ripartono ufficialmente i Gruppi di Studio, a partire dalla prima annualità,nella loro modalità online. Ci sono poi tantissime novità che bollono nel nostro calderone: torneranno i Seminari Intensivi; i Cerchi Sciamanici, torneranno le celebrazioni stagionali tenute dalle varie Ruote e i rituali a distanza. E poi ancora il Book Club, le attività sul canale Telegram ufficiale. Consiglio comunque di restare sempre aggiornati sulle nostre iniziative iscrivendosi alla nostra newslettere, ai nostri social, o visitando il sito www.tempiodiara.it 

*Per salutarci, regalaci un consiglio magico.

Chi mi conosce sa già che risponderò iniziando col dire: fate grounding! Cercate poi di coltivare il vostro rapporto con gli spiriti alleati, facendo loro offerte per riconoscere e rinsaldare quel rapporto di reciprocità che ci lega. E poi ancora: praticate, praticate, praticate, come dice sempre anche Phyllis. La nostra è una spiritualità dell’esperienza non solo filosofica. L’ultimo consiglio è poi legato alla definizione di Strega che diamo nel Tempio di Ara, ovvero: Strega è colei che presta attenzione, quindi, prestate attenzione.

© L’Almanacco delle Streghe