Se parliamo di Sibille, Profetesse e Oracoli, non possiamo ovviamente non parlare dell'Oracolo antico più famoso di tutti: quello di Apollo a Delfi, dove a vaticinare era la famosa Pizia.

IL SITO ORACOLARE DI DELFI

Tuttavia, secondo le fonti, l’Oracolo non sarebbe appartenuto sempre ad Apollo.

Pare infatti che l’Oracolo Delfico appartenne dapprima a Gea, la Madre Terra, che nominò Dafni sua Profetessa; e Dafni, seduta su un tripode, inspirava i sacri fumi profetici, vaticinando. Alcuni dicono che la Madre Terra più tardi cedette i suoi diritti alla Titanessa Febe o Temi; e che costei li cedette ad Apollo. Ma altri sostengono che Apollo si impadronì con la forza dell’Oracolo della Madre Terra dopo aver ucciso Pitone, e che i suoi Sacerdoti stabilirono lì il suo Culto.

Alcuni credevano invece che prima che il Sito Oracolare fosse dedicato ad Apollo e stabilito a Delfi, Gea e sua figlia Temi avevano pronunciato profezie presso Pytho, un villaggio vicino.

Quando poi venne spostato a Delfi si dice che il primo Santuario fu fatto con cera d’api e piume; il secondo, con steli di felce intrecciati; il terzo, con rami di alloro; e che Efesto costruì il quarto in bronzo, con canori uccelli d’oro appollaiati sul tetto: ma un giorno la terra inghiottì questo tempio; il quinto santuario, costruito con pietra levigata, bruciò nell’anno della cinquantottesima Olimpiade (489 a.C), e fu sostituito con il Santuario che tuttora si ammira.

Un'altra storia sosteneva che le qualità ispiratrici del sito di Delfi fossero state scoperte per caso da un pastore, che fu sopraffatto dall’estasi e cominciò a profetizzare. In seguito Apollo avrebbe posto lì le sue Sacerdotesse.

Storicamente, tuttavia, il principale insediamento dell'epoca micenea si trovava un po' più a sud-est, dove un tempio di Atena Pronaia era stato costruito vicino alla fonte Castalia. Apollo si trasferì nelle vicinanze, per così dire, senza spostarla.

LA PITONESSA O PIZIA

Il termine Pitonessa o Pizia era usato specificamente per le profetesse del tempio di Apollo a Delfi, e deriva dal nome del grande serpente o drago Pitone, che custodiva il santuario fino a quando fu ucciso da Apollo. 

La parola Pytho significa anche "marcire", e può essere collegata o al mito secondo cui il Pitone si era formato dalla melma rimasta dopo il Grande Diluvio; o secondo quello secondo cui Apollo lasciò il corpo a marcire per punizione, poiché Pitone aveva inseguito sua madre Leto quando era incinta di Apollo e di sua sorella gemella Artemide.

Ma chi era nello specifico una Pizia?

Nei primi anni sembra si trattasse di una semplice ragazza di campagna. Più tardi, tuttavia, le Sacerdotesse venivano reclutate da famiglie più ricche ed erano più istruite.

Lo storico greco Plutarco dedicò una sua opera, dal titolo Su Iside e Osiride a una di loro, una donna chiamata Clea, sua amica a cui dedicò anche una seconda opera, De mulierum virtutibus o Sulle virtù delle donne.

A Delfi, i Sacerdoti di Apollo esigevano che le Pizie fossero vergini, poiché erano considerate le spose di Apollo; pare però che dopo che una di loro fu scandalosamente sedotta da un supplice, si stabilì che al momento della consacrazione le Sacerdotesse avessero almeno cinquant’anni, benché si vestissero ancora come giovani spose. 

Sia come sia, la Pizia era il veicolo attraverso il quale veniva trasmessa l'informazione divina.

LA PROCEDURA ORACOLARE

Consultare l’Oracolo, era qualcosa che veniva stabilito dalla sorte. Prima di rilasciare un Oracolo infatti, bisognava accertarsi che il Dio fosse disponibile a fornire l'ispirazione necessaria. Questo avveniva versando acqua fredda sulla capra sacrificale. Se lo sfortunato animale tremava, significava che il Dio acconsentiva e gli Oracoli venivano dati. Si dice che in un caso, quando la capra non tremò per il freddo e i Sacerdoti, per compiacere l'interrogante, costrinsero la Pizia a provare a profetizzare comunque, la Sacerdotessa fu colta da una specie di attacco isterico, corse in delirio e morì poco dopo.
La normale procedura preparatoria prevedeva che la Pizia digiunasse, e poi facesse un bagno di purificazione e bevesse l'acqua dalla sorgente di Kassotis, che veniva portata da un canale all’interno del Santuario ed era situata all'interno del temenos (lo spazio sacro), prima di pronunciare i suoi responsi. Si dovevano purificare presso la fonte anche i Sacerdoti e le persone che volevano avere un consulto dell'oracolo.

La Sacerdotessa Delfica bruciava foglie di alloro e farina d'orzo su un altare e poi saliva sul suo tripode nella grotta interna. Indossava una corona di foglie di alloro e teneva in una mano un rametto di alloro e nell’altra un piatto in cui guardava. Alcune fonti dicono che masticasse anche le foglie.

Il suo seggio era chiamato holmos, una pietra cava incastonata nell'anello del tripode. Quando il suo arrivava il consultante, la Pizia era stata esposta ai fumi del luogo abbastanza a lungo da trovarsi uno stato di trance. A questo punto le veniva posta la domanda. Poteva rispondere solo a una domanda alla volta.

Bisogna dire che non esistono prove geologiche o archeologiche di "fumi" inebrianti che risalivano dalla terra.

Quello che abbiamo nei testi greci, invece, sono riferimenti a pneuma, una parola che può significare ‘respiro’ o ‘animia’, oppure si parla anche di un atmos entheos, un'atmosfera che causa "entusiasmo".
Secondo il racconto di Plutarco:

“Apollo la spinge a parlare, ma lei parla con la sua propria voce, e ogni Pizia ha delle doti personali. Il dio non parla tramite la voce e le labbra della Pizia: Apollo mette le visioni nella sua mente e una luce nella sua anima che le fa vedere il futuro; e lei rivela e descrive le visioni con parole sue”.

Secondo altre fonti invece, in alcuni responsi la Veggente riferiva le parole del Dio, o veniva direttamente posseduta.

Si dice dopo aver vaticinato, la Pizia si sentiva calma e tranquilla, come si sente un guerriero dopo la battaglia: una normale risposta alla catarsi della trance.

IL RESPONSO ORACOLARE

In alcuni periodi la Veggente di Delfi forniva le sue risposte in versi, mentre in altri le risposte erano in prosa.

La Pizia era comunque assistita da Sacerdoti, che gestivano la sessione e scrivevano le risposte.

Il formato degli Oracoli seguiva una serie di schemi. Il più comune era generalmente strutturato come un comando a " compiere una certa azione per avere successo o per evitare la sfortuna..." o il contrario, di non fare una certa azione.

Altre forme includono istruzioni chiare, specialmente quelle riguardanti i tipi di offerte o di culto desiderati dalle varie divinità, o la conferma di un’azione, come la fondazione di una nuova colonia.

© L’Almanacco delle Streghe